20250701 Il diritto dei cittadini a conoscere l’uso del denaro pubblico è offeso


I lavori del progetto per una seconda linea ferroviaria passeggeri e merci di 260 km tra Torino-Lione, in corso di esecuzione, si riferiscono in gran parte alla preparazione dello scavo della galleria di base a due canne del Moncenisio di 57,5 km.

Fin dall’inizio l’opinione pubblica dette molta attenzione al probabile elevato costo di una tale grande opera, finanziata dall’Italia, dalla Francia e dalla UE.

Gli aumenti del costo

Nel 2015 la società di diritto francese TELT, il Promotore pubblico del progetto, come previsto dagli accordi tra Italia e Francia, rese pubblico il costo di € 8,6 miliardi (valore 2012) certificato dalla società di consulenza belga Tractebel Engineering SA/TUC Rail.

Nel 2017 il CIPE deliberò che il costo era salito a € 9,6 miliardi, con un aumento dell’11,6% sull’importo di € 8,6 miliardi.

Nel mese di luglio 2024 il CdA di TELT prese atto, senza fiatare, che il costo era salito a € 11,1 miliardi (valore 2012). L’importo era indicato nel rapporto di Attualizzazione del Costo della società di consulenza italiana Bernoni Grant Thornton. L’aumento sulla prima valutazione è del 29%.

Il vice ministro delle infrastrutture Edoardo Rixi ha successivamente precisato al Parlamento il 13 marzo 2025 che il costo stimato della galleria di base è da considerare oggi di € 14,7 miliardi (valore 2025). L’aumento rispetto al primo costo stimato di € 8,6 miliardi (valore 2012) è del 71%.

Chi paga vuole sapere quanto e perché 

PresidioEuropa NO TAV, che da decenni raccoglie e diffonde informazioni sui costi della Torino-Lione, ha voluto vederci chiaro e ha chiesto l’Accesso Civico al Dossier di “Attualizzazione” del costo del progetto ai 6 soggetti pubblici che verosimilmente lo possiedono e/o lo conoscono, queste le loro risposte:

- TELT non lo ha reso pubblico nel suo sito e ha negato l’Accesso pubblico, infra le motivazioni,

- il MIT – Ministero delle Infrastrutture e Trasporti non ha ancora risposto alla richiesta di Accesso Civico del 20 gennaio 2025,

- le Ferrovie dello Stato, azionista al 50% di TELT, hanno dichiarato di conoscere il Dossier ma non lo possono mettere a disposizione del pubblico perché società quotata in Borsa,

- CINEA, l’Agenzia della Commissione Europea che finanzia al 50% il progetto dichiara di non esserne in possesso,

- il sig. Mathieu Grosch, Coordinatore europeo del progetto e funzionario della Commissione europea, siede nel Consiglio di Amministrazione di TELT, è al corrente della sua esistenza ma non lo possiede,

- Il Ministero francese dei Trasporti, azionista al 50% di TELT, non risponde alla richiesta del deputato francese della Savoia Jean-François Coulomme.

La Negazione dell’Accesso ai Documenti

Se tutti questi soggetti negano l’Accesso pubblico sarà forse perché tale Dossier di attualizzazione dei costi potrebbe contenere delle informazioni molto interessanti e forse imbarazzanti?

Le motivazioni che TELT ha posto per negare rifiutato l’accesso sono a nostro avviso pretestuose.

Nell’articolato ricorso presentato a TELT da PresidioEuropa è detto che “le eccezioni all’Accesso Civico Generalizzato sono di stretta interpretazione”, ma TELT, facendosi forte del suo potere, invoca l’eccezione del “segreto finanziario”, non offre alcuna spiegazione, così come non precisa quale sarebbe il “pregiudizio concreto” che subirebbe ove comunicasse tali informazioni.

E ancora, il rinvio di TELT alla sua Nota stampa del luglio 2024 – che conterrebbe tutti gli elementi per arrivare a giustificare il nuovo costo di € 14,7 miliardi-, è elusivo perché tale documento ha carattere meramente letterario non contenendo informazioni tecnico/economiche quantitative e le modalità dell’attualizzazione dei costi.

Il diritto di sapere è un diritto fondamentale per la democrazia, siamo convinti che pretendere chiarezza e trasparenza sia dunque una battaglia giusta e necessaria.

Quindi nel ricorso è sottolineato che gli elementi che hanno determinato il nuovo costo devono essere quantitativamente conosciuti da tutti, impattando sull’utilizzo delle risorse della collettività.

Alla prossima puntata di questa preoccupante Storia di Opacità.

Il dettaglio delle motivazioni delle negazioni e i relativi documenti sono qui www.presidioeuropa.net/blog/?p=32735