“Buongiorno, mi chiamo Paolo e telefono da Torino. Volevo tornare su un argomento che lei ha sfiorato nei giorni scorsi e che sta mattina è sul quotidiano “il manifesto” in un articolo di Maurizio Pagliassotti sulla Torino-Lione. (Il conduttore di Prima Pagina è il giornalista Paolo Lambruschi de l’Avvenire, N.d.R. – Qui l’Audio)

Volevo dare una notizia, e sentire soprattutto il suo parere, su una cosa che è nota ma che non è stata mai evidenziata in tutti questi anni. Sono passati ormai quasi 30 anni da che i cittadini si sono opposti fin dall’inizio a questa opera che risale al 1989/90.

C’è un dossier di “inchiesta pubblica francese” del 2006, preliminare alla dichiarazione di pubblica utilità della tratta francese del tunnel di 57 Km, quindi a molti anni fa, nel quale si afferma: “L’operazione è positiva per la Francia grazie all’assunzione della maggior parte dell’investimento da parte dell’Italia.”  (1)

Per valutare il risultato di asimmetria dei costi sempre sollecitato (e mai contestato da tutti i governi e dai ministri che si sono succeduti dall’Accordo di Torino del 2001 ad oggi occorre conoscere anche l’ammontare degli investimenti per l’Italia e la Francia.

Il tunnel di 57,2 km costerà € 9,6 Mld. I due soci – al netto del dono della UE che ne finanzia una parte – devono contribuire l’Italia per € 3,6 miliardi e la Francia per 2,6 Mld.

Perché l’Italia deve pagare € 3,6 Mld. per avere 12 Km di tunnel e la Francia € 2,6 Mld. per averne 45 di Km?

Il costo al km, che sarebbe giusto valutare in un “condominio”, risulta quindi di circa € 300 mil. a km per l’Italia e meno di 60 mil. per la Francia!

Dunque è un’opera inutile, imposta e senza futuro. Lo sappiamo e lo  abbiamo detto – io sono un cittadino che si oppone da tempo – e credo che sia giusto che i media siano informati, anche dai cittadini: facciamo un’operazione di verifica sulla realtà delle cose.

Allora, dato che la Francia quest’opera non l’ha mai veramente voluta, ma l’Italia gliel’ha praticamente imposta, sembra incredibile dire che un paese più povero della Francia possa imporre un’opera e tenerla a suo carico: basterebbe dire alla Francia, che in questi mesi sta studiando se fare o non fare l’opera, “Paga la tua parte” e la differenza sarebbe che la Francia dovrebbe pagare € 2,3 Mld. miliardi in più di quanto si è assunta come impegno.

Al che credo che Macron direbbe “Bene, questo è il momento di chiudere la vicenda perché noi non abbiamo neanche i soldi per pagare la nostra parte di € 2,6 Mld.”. (La Francia non ha ad oggi ancora messo a bilancio la quota parte di sua competenza N.d.R.).

Noi questo auspichiamo, perché è una operazione di verità – questa – che interessa non solo i cittadini che si sentono travolti da un’opera ma l’Italia intera se ci ricordiamo che il ministro Padoan ha pianto più volte a fronte della richiesta di € 2 Mld. in più da parte della Commissione Europea per “mettere a posto” i conti dell’Italia. Ecco, i € 2 Mld. sono qui.

Volevo sentire la sua risposta e la ringrazio per la qualità dell’informazione che possiamo dare ai cittadini in ascolto, visto che sono interessati tutti, dall’Alto Adige alla Sicilia, dal Piemonte alla Puglia”.

Grazie per la sua attenzione.

Nota (1) Pag. 72: “L’operazione è positiva per la Francia a causa dell’assunzione della maggior parte dell’investimento da parte dell’Italia”Page 72: “L’opération est positive pour la France, en raison de la prise en charge d’une plus grande partie de l’investissement par l’Italie.”

Domenica 18 febbraio 2018 era l’ultimo giorno di conduzione di Paolo Lambruschi, inviato e  caporedazione interni di Avvenire, il quotidiano dei Vescovi; e quindi, è lecito supporre, anche del “ Vescovo dei Vescovi”:  Papa Bergoglio. Il vescovo “venuto da lontano” che con la sua enciclica “Laudato si” ha gettato non un sasso, ma un asteroide come quello che ha causato l’estinzione dei dinosauri nello stagno del Mediterraneo

Un “mare interno” con una penisola messa un po’ di traverso che rischia ogni giorno di più di soffocarlo coi miliardi di calcestruzzo che la mega-betoniera del  ministero delle infrastrutture &  trasporti produce permanentemente (e in quantità inferiore solo a quella delle tangenti)!

Ma anche senza acquistare il giornale in edicola – ascoltando le rassegna stampa o consultando l’edizione on line non sembra francamente che la richiesta di attenzione verso il territorio e l’ambiente che emerge in ogni riga della “lettera-circolare” del  Papa “faccia molto notizia” sul giornale cattolico…

Ciononostante il conduttore Paolo Lambruschi de l’Avvenire, nel ringraziare Paolo per il suo intervento, commenta così il suo intervento:

“Guardi:  ha colpito molto anche me la notizia.

Io l’ho seguita sempre un po’ di striscio e ci siamo concentrati soprattutto sulla questione dell’ordine pubblico: Siamo andati un po’ poco a scavare sui numeri, sull’utilità e quello che ha pubblicato oggi “il manifesto” è qualcosa che cambia davvero le carte in tavola perché in questo documento  (poi vedremo se arriveranno delle rettifiche, ovviamente) però c’è scritto nero su bianco che abbiamo sbagliato i conti sostanzialmente.

Non noi ma l’Unione Europea  ci ha fatto sbagliare e quindi la Tav si rivela un’opera inutile con dei costi… (lei faceva dei calcoli sul tunnel, ma insomma i calcoli sono tutti sballati perché non avremo mai il traffico che sarebbe dovuto andare a ripagare questi costi!

Se è così mi pare che faccia giustizia e dia ragione alla protesta anche se poi è stata una protesta molto dura sconfinata nella violenza e questo sicuramente non ha aiutato la causa.

Questo mi permetta di dirlo, poi – ovviamente – chi non è d’accordo mi risponderà e mi dirà.

Però io sono per le proteste anche forti, decise, ma non violente, per cui da quel punto di vista qualcosa si può dire.

Però i dati sono quelli: è giusto e corretto dirlo, è giusto puntare di nuovo i riflettori sulla Val di Susa, sul proseguimento dell’opera, e come parlava l’articolo del manifesto che non ho fatto in tempo a leggere, di una soluzione low cost che si prefigura.

Però al di la di ciò ci si domanda qual è l’utilità dell’opera e che ricaduta – che benessere – ne potrà ricavare l’Italia perché a questo punto se viene sballato tutto quello che era il piano industriale al di la dei costi che dovremo sopportare c’è anche l’impatto sulla valle, sulla vita degli abitanti…

E’ stata un’operazione probabilmente condotta male fin dall’inizio e appunto ha ragione lei.

Ci vuole un supplemento di chiarezza, seria però.

A questo punto e chi ha sbagliato dovrà pagare perché questa è una cosa che ha lacerato, diceva bene il collega del manifesto, quello che è stato il rapporto tra una parte d’Italia e lo Stato che bisogna ricostruire facendo verità e giustizia.


il manifesto

Alla fine il governo dà ragione al movimento No Tav

Il caso. La presidenza del Consiglio: «Le previsioni di 10 anni fa smentite dai fatti». Valutazioni errate costate la più grave crisi tra lo Stato e vaste comunità. Ora si parla di «Low Cost»: il costo totale previsto per l’Italia è di 5,3 miliardi di euro  Maurizio Pagliassotti  18.02.2018

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha recentemente pubblicato un documento dal titolo: «Adeguamento dell’asse ferroviario Torino – Lione. Verifica del modello di esercizio per la tratta nazionale lato Italia fase 1 – 2030». A pagina 58, si legge: «Non c’è dubbio, infatti, che molte previsioni fatte quasi 10 anni fa, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, siano state smentite dai fatti, soprattutto per effetto della grave crisi economica di questi anni, che ha portato anche a nuovi obiettivi per la società, nei trasporti declinabili nel perseguimento di sicurezza, qualità, efficienza. Lo scenario attuale è, quindi, molto diverso da quello in cui sono state prese a suo tempo le decisioni e nessuna persona di buon senso ed in buona fede può stupirsi di ciò. Occorre quindi lasciare agli studiosi di storia economica la valutazione se le decisioni a suo tempo assunte potevano essere diverse. Quello che è stato fatto nel presente documento ed interessa oggi è, invece, valutare se il contesto attuale, del quale fa parte la costruzione del nuovo tunnel di base, ma anche le profonde trasformazioni attivate dal programma TEN-T e dal IV pacchetto ferroviario, richiede e giustifica la costruzione delle opere complementari: queste infatti sono le scelte che saremo chiamati a prendere a breve. Proprio per la necessità di assumere queste decisioni in modo consapevole, dobbiamo liberarci dall’obbligo di difendere i contenuti analitici delle valutazioni fatte anni fa».

Se c’è la buona fede, c’è tutto. Non importa che quelle valutazioni errate siano costate la più grave, e irreversibile per molti aspetti, crisi tra una comunità vasta e lo Stato degli ultimi decenni.

MIGLIAIA DI PROCESSI, centinaia di arresti, scontri violenti, barricate, venticinque anni di lotta. Le parole del governo, che riconoscono pienamente le ragioni del movimento Notav – Il Tav è fuori scala – non generano in val Susa il minimo senso di soddisfazione, bensì un vasto sentimento di rabbia. Anche perché la conclusione del papello governativo che prende atto dell’assenza di traffico sulla direttrice est – ovest, trascende nell’atto di fede: non serve, ma si fa lo stesso.

MA DI QUANTO furono sbagliate le previsioni all’origine della Torino – Lione? Gli studi di LTF del 1999 prevedevano un incremento tra il 2000 e il 2010 del 100%, ovvero da dieci a venti milioni di tonnellate. Riviste nel 2004, a causa della chiusura del tunnel del monte Bianco che spostò sul Fréjus il traffico merci, ebbero una virile ascesa: da otto milioni del 2005 a quaranta (40) nel 2030. Questo perché le merci in transito verso l’Austria o la Svizzera sarebbero state attratte, chissà perché, dalla Torino – Lione. Oggi, dall’attuale tunnel del Fréjus, ammodernato solo pochi anni fa, passano tre milioni di tonnellate di merce. Se si sommano i flussi merce sull’autostrada parallela si arriva a tredici. Alla base della rivolta del territorio valsusino vi erano, e vi sono questi dati.

LA RESPONSABILITÀ sarebbe dell’Unione Europea che sbagliò i calcoli, par di capire dal documento governativo, ma ormai è tardi per tornare indietro. Chiosa enigmatica, perché al momento della Torino – Lione AV non esiste un solo metro, a meno che non si prenda in considerazione un piccolo tunnel geognostico costruito in val Clarea. Alberto Poggio, docente presso il Politecnico di Torino fa parte del gruppo di accademici che hanno contrastato sul piano scientifico la tratta Torino – Lione AV, commenta: «Sono parole, quelle del Governo, che provano l’approccio scientifico tenuto dal movimento Notav: non abbiamo mai avuto una posizione ideologicamente contraria. I nostri sono sempre stati studi corretti, che provano l’inutilità dell’opera. A maggior ragione oggi è momento per tornare indietro, non per andare avanti come se nulla fosse».

IL TUNNEL DI BASE costerà 9,6 miliardi di euro ripartiti tra Francia e Italia nella misura del 42,1% e del 57,9%, al netto del cofinanziamento UE che copre il 40% del costo complessivo. L’Italia quindi spenderà 3,6 miliardi di euro a cui si devono sommare 1,7 miliardi necessari per il potenziamento della linea storica: è il cosiddetto «Tav low cost ».