Se il Governo non dà istruzioni a TELT coerenti con i risultati dell’ACB significa che ha deciso che la Torino-Lione deve essere realizzata

I ritardi del promotore TELT hanno provocato la perdita del 75% dei contributi già erogati dall’Europa, lo afferma l’Audit No TAV

La Lettera al Ministro Toninelli inviata stamattina

20190218

Domani 19 febbraio il CdA di TELT si riunirà a Parigi, Il Sole 24 Ore ha definito questa riunione “infuocata”. All’O.d.G. l’approvazione di appalti per  realizzare il tunnel di base della Torino-Lione per un valore di € 2,3 miliardi. Il Fatto Quotidiano ha raccontato ieri la posizione di Toninelli di fronte a questa apparentemente inaspettata svolta.

Il Movimento No TAV afferma che il Ministro Toninelli non può permettere che TELT assuma decisioni in solitario.

Se il Governo italiano non impedirà a TELT di lanciare gli annunciati appalti significa che ha implicitamente deciso che il progetto deve essere realizzato, negando ogni valore al Contratto di Governo e alle conclusioni dell’ACB.

Il Ministro Toninelli non può dare la luce verde a Virano e agli altri componenti italiani del C.d.A. senza prima negoziare con la Francia, in coerenza con la decisione contenuta nell’ultimo accordo politico tra i due Governi firmato a Parigi il 3 dicembre scorso che non indicava una data certa per il lancio degli appalti.

Una esauriente lettera contenente i “Rischi inerenti all’avvio delle procedure di appalto TELT per la realizzazione dei lavori definitivi del Tunnel di Base della Torino-Lione” è stata inviata oggi al Ministro Toninelli dalla Commissione tecnica Torino-Lione.

Ricordiamo che lo scavo del tunnel di base è bloccato dall’Art. 1 dell’Accordo del 2001 che ne prevede la realizzazione quando la linea esistente sarà satura, data ad oggi non prevedibile.

L’Italia non deve sottomettersi alle decisioni europee e francesi. L’Unione europea lascia agli Stati la decisione di attuare i progetti secondo la “capacità di finanziamento pubblico” (art. 17 Regolamento CEF). La Francia è vincolata all’Italia dall’impegno di realizzare la Torino-Lione sotto il controllo paritario dei due Stati. Questo Parere giuridico che fa la differenza lo ha chiaramente indicato.

Fermare gli appalti è dunque l’unica decisione da assumere oggi per domani. In seguito i Governi potranno riunirsi per negoziare, secondo quanto indicato nel Contratto di Governo che la Francia ha già detto di volere rispettare. Ogni politica del fatto compiuto deve esser respinta.

Ricordiamo che, a causa dell’asimmetria dei costi prevista dagli iniqui accordi con la Francia, la maggior parte dei costi sarà a carico dell’Italia, con il risultato che ogni chilometro del tunnel costerebbe all’Italia 280 milioni (per ognuno dei suoi12,5 km) e solo 60 milioni alla Francia (per ognuno dei suoi 45 km).

Questa iniqua asimmetria è stata accettata dall’Italia nel 2004 a causa dell’impegno assunto dalla Francia – la c.d. contropartita – di costruire lunghe linee ferroviarie di accesso al tunnel di base, che comprendono due tunnel, il cui costo è superiore allo stesso impegno finanziario della Francia per i suoi 45 km di tunnel. Questi lavori non saranno mai realizzati dalla Francia che ha già anticipato questa decisione rinviando l’esame della loro fattibilità a dopo il 2038.

I capi di TELT (il Presidente di TELT Hubert du Mesnil, nominato dalla Francia, e il Direttore Generale Mario Virano, nominato dall’Italia) sono coscienti di avere gestito malamente i fondi nazionali ed europei con il risultato di provocare gravi ritardi nell’esecuzione dei lavori geologici della Torino-Lione e la perdita del 75% dei fondi europei.

La responsabilità della cattiva gestione del promotore pubblico che da anni provoca forti ritardi nell’avanzamento dei lavori va tuttavia divisa con gli azionisti di TELT, ossia i Governi italiano e francese, come precisato dall’Art. 3 dell’Accordo di Roma del 2012, perché avrebbero dovuto vigilare il lavoro di TELT.

Ma ora il CdA, quasi per farsi assolvere, vuole imprimere un’accelerazione ai lavori. I capi di TELT non hanno però considerato il risultato negativo dell’ACB e l’impossibilità di iniziare lo scavo del tunnel di base data la mancanza dei fondi nazionali ed europei oggi e per molti anni ancora, come richiesto dall’art.16 dell’Accordo di Roma del 2012. Questa situazione non permette il lancio dei bandi.

Ricordiamo che alla vigilia dell’accordo di Parigi del dicembre scorso la ministra Borne aveva chiarito la posizione della Francia: “Senza una decisione all’inizio del 2019, i  lavori della Torino-Lione saranno fermati”  segnalando che la Francia non intendeva premere per l’accelerazione dei lavori ma proseguire la pausa rispettando i tempi e le decisioni italiane.

Un Audit No TAV ha intanto calcolato che, a causa dell’incapacità di TELT di definire un cronoprogramma realistico dei lavori, e quindi di rispettarlo, circa il 75% dei fondi europei concessi fino ad oggi al progetto Torino-Lione è stato perso ed allocato ad altri Stati membri applicando il principio use it or lose it.

Il risultato dell’incapacità di TELT di gestire i fondi pubblici è stato determinato utilizzando anche i dati forniti dall’Avvocatura dello Stato contenuti nel Rapporto Giuridico presentato lo scorso 12 febbraio dal Ministro Toninelli a corredo dell’ACB.

A completamento dell’informazione, l’Audit No TAV informa che LTF (divenuta nel 2015 TELT) perse nel 2013 € 276,5 milioni il 41% dei fondi europei all’epoca disponibili di € 671,8 milioni: la Commissione europea li cancellò per ritardi nell’esecuzione dei lavori.

TELT non può autonomamente interpretare l’accordo del 3 dicembre 2018 prima che sia raggiunto un accordo esplicito tra i Governi italiano e francese sul futuro del progetto, alla luce dell’esito negativo dell’Analisi Costi Benefici richiamata nello stesso accordo.

Torino-Lione, il rapporto giuridico che fa la differenza gen – 25 – 2019  … ecco perché l’Italia può abbandonare il progetto …    Il Parere del Prof. Sergio Foà La decisione sul futuro della Torino-Lione non appartiene ai sostenitori delle Grandi Opere ad ogni costo. Decine di anni di riflessioni e di valutazioni trasportistiche, economiche e giuridiche hanno abbondantemente segnalato che questo progetto è una Grande Opera Inutile e Imposta che, se realizzata, non avrà ritorno positivo. Affermare che l’abbandono di una Grande Continua a Leggere…