Bruxelles, 30.7.2025
C(2025) 5111 final

DECISIONE DI ESECUZIONE DELLA COMMISSIONE
del 30.7.2025
recante modalità di applicazione del regolamento (UE) 2024/1679 del
Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l’attuazione del progetto
transfrontaliero Lione-Torino sul corridoio di trasporto europeo Mediterraneo

NOTA: La Decisione della Commissione non contiene alcun finanziamento del progetto ma impegna l’Italia e la Francia a realizzare entro la fine del 2033 il tunnel di base e gli accessi secondo un minuzioso calendario indicato alla Commissione europea. E’ improbabile che tale calendario possa venire rispettato.


Bruxelles, le 30.7.2025
C(2025) 5111 final

DÉCISION D’EXÉCUTION DE LA COMMISSION
du 30.7.2025
portant modalités d’application du règlement (UE) 2024/1679 du Parlement européen et
du Conseil en ce qui concerne la mise en oeuvre du projet transfrontalier Lyon-Turin sur
le corridor de transpor t européen «Méditerranée»

NOTE : Le Décision de la Commission ne prévoit aucun financement du projet, mais engage la France et l’Italie à réaliser d’ici fin 2033 le tunnel de base et les accès selon un calendrier précis communiqué à la Commission européenne. Il est peu probable que ce calendrier puisse être respecté.


1 agosto 2025

Sarà difficile avere la Torino-Lione entro il 2033

Lo si capisce da un importante documento della Commissione Europea, che prevede più controlli ma non nuovi fondi per i lavori

La Commissione Europea ha pubblicato un documento che riguarda la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione: è la linea conosciuta come TAV, i cui lavori iniziarono nel 2001, ripartirono quasi da capo nel 2017 e sono ancora in una fase piuttosto iniziale, con gran parte del lungo traforo tuttora da scavare. Il documento si chiama “Decisione di Esecuzione”, ed è un passaggio formale importante, perché definisce in modo più circostanziato tutti i lavori necessari dando allo stesso tempo scadenze temporali per concluderli.

Nel documento però non ci sono nuovi stanziamenti di fondi, né indicazioni chiare sulle coperture future: in alcuni passaggi si prospetta che serviranno più «cicli di bilancio» per finanziarla, confermando i molti dubbi sulla chiusura dei lavori entro il 2033, data oggi indicata come quella in cui i treni ad alta velocità potranno iniziare a percorrere la tratta.

Il progetto TAV Torino-Lione fa parte del più ampio progetto TEN-T (Reti Transeuropee di Trasporto) che punta a collegare le reti nazionali di trasporti europee. È un piano più che ventennale, in parte finanziato dall’Unione Europea attraverso il fondo Connecting Europe Facility: prevede molte grandi opere che avrebbero dovuto essere concluse entro il 2030. Parecchie sono in ritardo, e la Torino-Lione è fra queste: è uno dei progetti più grandi e costosi, ma anche discussi e contestati (molto contestati: l’ultima volta lo scorso weekend).

La rete di trasporti europea TEN-T, nella revisione del 2022 

La parte più complessa del progetto è quella transfrontaliera, cioè al confine fra Italia e Francia: prevede un tracciato di 65 chilometri, di cui 57,5 di galleria, fra Susa (nell’omonima valle, in provincia di Torino) e Saint-Jean-de-Maurienne (in Francia); 12,5 chilometri di tunnel sono in Italia, 45 in Francia, ma bisogna scavarne il doppio perché è prevista una “doppia canna”, ossia una doppia galleria per i due sensi di marcia. A questi va aggiunta una cinquantina di chilometri di gallerie di servizio, di collegamento e per i sondaggi geognostici, oltre ai pozzi di ventilazione e raffreddamento (nella profondità della montagna le temperature aumentano, fino a 40-45° C).

Secondo i progetti, una volta conclusa la nuova linea dovrebbe trasportare 24 milioni di tonnellate di merci e 1,5 milioni di passeggeri l’anno (sono cifre che i critici contestano, ne avevamo parlato più estesamente in questo articolo). Al momento sono stati scavati 42 chilometri di gallerie, di cui meno di 18 del cosiddetto tunnel di base, quello principale: i costi per quest’ultimo sono stati aggiornati a 14,7 miliardi di euro, quelli complessivi dell’opera superano i 20 (per fare un confronto, quelli per il ponte di Messina sono stimati in 14).

L’intero progetto può essere finanziato fino a un massimo del 50 per cento dall’Unione Europea (55 per cento per il tunnel di base): l’Unione però deve stanziare quei soldi nei suoi bilanci, che durano sette anni. In quello 2021-2027 ha stanziato 700 milioni di euro, le discussioni per il prossimo (2028-2035) sono appena cominciate. L’Unione Europea non ha mai assegnato in un settennato più di 1 miliardo per un singolo progetto, ma se anche i fondi fossero raddoppiati (1,4 miliardi) saremmo lontani dalla cifra complessiva necessaria. È quello che lascia intendere anche un passaggio del documento appena pubblicato, in cui si dice: «Il progetto è un impegno a lungo termine che richiede la pianificazione di investimenti in diversi cicli di bilancio sia a livello nazionale che dell’Unione». Questo significa che i fondi potrebbero essere necessariamente ripartiti anche nei bilanci successivi (il primo è 2035-2042), rendendo l’attuale calendario dei lavori impossibile da rispettare.

Esiste un’alternativa: che Italia e Francia rinuncino ad arrivare al 50 per cento di fondi europei per l’opera, investendone di più nei propri bilanci nazionali: il governo francese non ha mai considerato questa opzione, quello italiano al momento non ha le risorse.

Dubbi e ripensamenti, e le contestazioni del Movimento No TAV, hanno condizionato la lunga storia del progetto. Nel 2020 la Commissione Europea, constatando i ritardi, chiese a Italia e Francia di elaborare un accordo per arrivare a questa Decisione di Esecuzione. Il documento pubblicato quasi cinque anni dopo definisce infine i lavori previsti: oltre alla sezione transfrontaliera in Italia saranno necessari l’ammodernamento della linea fra Bussoleno e Avigliana (18 chilometri); la creazione di una nuova linea fra Avigliana e Orbassano (una trentina di chilometri); e la riorganizzazione del nodo ferroviario di Torino, con nuovi passanti e collegamenti. In Francia verrà rinnovata la linea fra Saint-Jean-de-Maurienne (all’uscita del tunnel) e Ambérieu (vicino a Lione), ma senza creare una nuova linea, cosa che limiterà le velocità massime e quindi i tempi di percorrenza.


Il Tav va a rilento Il rischio: l’Italia se lo paga da sola o ci vorrà il 2100

Il Fatto Quotidiano 5 Agosto 2025

Ferruccio Sansa

“O se lo paga l’Italia oppure il TAV sarà pronto a fine secolo”. Ne è convinto, dati alla mano, Alberto Poggio, ingegnere componente della Commissione Tecnica per la Torino-Lione dell’unione Montana Valle Susa. Insomma, il rischio è che l’infrastruttura non entri mai in funzione. E dire che i trafori dovevano essere ultimati per il 2030 (dal 2001 è stato scavato solo il 14% del tunnel di base, 17 km su 118).

La considerazione di Poggio si basa su una Decisione di Esecuzione emessa dalla Commissione Europea il 30 luglio scorso. Oggetto, appunto, la Torino-Lione. Sono poche paginette smilze, in tutto sette articoli, ma per partorirle ci sono voluti più di cinque anni. E già questo dovrebbe allarmare i sostenitori dell’opera. Quasi un anno per pagina. Figurarsi quando toccherà poi realizzare davvero quello che c’è scritto, scavare nelle montagne, fare stazioni, stendere binari.

“Era il 2020 quando la Corte dei Conti europea, considerando che la maggior parte dei lavori del Corridoio TEN-T era in notevole ritardo, lanciò un avvertimento: l’opera non sarà pronta entro la scadenza del 2030 come si era detto, la Commissione intervenga”, ricorda Poggio. Così, appunto, la Commissione si mise all’opera per elaborare la Decisione di esecuzione, nella quale avrebbe dovuto confermare l’erogazione di tutto il finanziamento europeo.

Era il 2020. Cinque anni fa, s’è detto. Segno che l’accordo sanciva soprattutto una cosa: Italia e Francia non sono d’accordo quasi su niente. Ma alla fine, pochi giorni fa, eccola la Decisione. “Un documento – sostiene Poggio – dal contenuto fortemente disomogeneo dal punto di vista tecnico: alcuni articoli scendono a disciplinare perfino i millimetri quadrati della linea di alimentazione elettrica. In altri un accenno liquida opere molto impegnative”. Per esempio: “Una nuova linea ferroviaria tra Montmélian e Saint Jean de Maurienne”.

All’articolo 3 il tanto atteso ‘calendario’. Al penultimo punto ecco la data forse decisiva: “Entro il 31 dicembre 2032: completamento dell’infrastruttura ferroviaria per il traffico misto, conformemente ai parametri TE-T di cui al regolamento Francia e Italia”.

Ma, come sottolinea Poggio, c’è un punto dirimente: “La Commissione detta i tempi, ma non aggiunge un euro. Senza soldi i lavori non vanno avanti”. Ad oggi per realizzare la Torino Lione sono previste cifre da Ponte sullo Stretto: “Per il tunnel di base parliamo di 14,7 miliardi, mentre per le linee di accesso sono altri 12,5 miliardi. Complessivamente 27,2 miliardi, senza contare varie ed eventuali che potrebbero valere altri miliardi”. E qui i tempi della Decisione rischiano di restare aria fritta: l’unione infatti ha già detto che i finanziamenti del Tav saranno dati nel corso di diversi esercizi di bilancio. E visto che ogni singolo esercizio dispone per un settennato, già questo dà l’idea della durata dei lavori. Ma ecco i dati: l’Europa, che dovrebbe pagare il 55% dell’opera, finora ha dato 700 milioni (il 5%). La Francia non prevede bilanci pluriennali, capiremo poi se nel 2026 i soldi arriveranno. Quanti e quando.

L’Italia ha stanziato 5,6 miliardi. Insomma, il rischio è questo: se non lo paga l’Italia, il Tav rischia di essere pronto nel 2100. A qual punto si viaggerà su astronavi.