Nuova Ferrovia Avigliana – Rivoli – Rivalta – Orbassano

La Convenzione di Århus dà alle popolazioni residenti il diritto di partecipare ai processi decisionali sulle Grandi Opere

È razionale solo l’Opzione Zero, ossia l’utilizzo della linea ferroviaria esistente tra Avigliana e Torino.

  

L’associazione Pro Natura Piemonte insieme ai comitati No Tav di Avigliana, Rivoli, Rivalta e PresidioEuropa rivendicano il diritto delle popolazioni residenti nei territori attraversati dalla nuova linea ferroviaria Avigliana-Rivoli-Rivalta-Orbassano di partecipare al processo decisionale appena iniziato per la realizzazione di tale progetto.

RFI ha depositato a dicembre 2025 il progetto definitivo della nuova ferrovia da Avigliana a Orbassano, tratta nazionale della nuova linea Torino-Lione e il MASE (Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica) ha aperto la procedura di valutazione di impatto ambientale ai primi di febbraio 2026. Le osservazioni al progetto definitivo sono giunte a RFI e al MASE da parte dei Comuni coinvolti il 6 marzo 2026.

L’Associazione Pro Natura Piemonte insieme ai comitati No Tav di Avigliana, Rivoli, Rivalta di Torino e PresidioEuropa ha inviato il 6 marzo 2026 un’Istanza (cfr.in basso il testo) a RFI, al MASE e al Commissario Straordinario Mauceri per ricordare l’esistenza della Legge 16 marzo 2001, n. 108 (Ratifica della Convenzione di Århus).

Tale legge, che RFI, MASE e Mauceri si sono ben guardati dal considerare, ha incorporato nella legislazione italiana da ben 25 anni la Convenzione di Århus, la base giuridica internazionale che prevede il diritto alla partecipazione delle popolazioni nei processi decisionali per la realizzazione delle infrastrutture che impattano l’ambiente dove esse risiedono. Ricordiamo a questo proposito la Sentenza del Tribunale Permanente dei Popoli del 2015 che ha richiamato espressamente questa Convenzione.

È questo il caso della nuova ferrovia che attraversa la fragile collina morenica tra Avigliana e Rivoli con una galleria a due canne di 8 km, e per 15 km in parte in galleria artificiale e in parte all’aperto in zone residenziali, produttive e agricole nelle città di Avigliana, Rivoli, Rivalta e Orbassano.

L’art. 6 della Convenzione di Århus precisa che il coinvolgimento delle popolazioni deve avvenire nella fase iniziale quando tutte le alternative sono ancora praticabili e la partecipazione può avere un’influenza effettiva sulla decisione finale di realizzare o di non realizzare l’infrastruttura.

La sintesi delle motivazioni che i presentatori dell’istanza hanno riportato nella Istanza è lapidaria:

È razionale solo l’Opzione Zero, ossia l’utilizzo della linea ferroviaria esistente tra Avigliana e Torino.

I presentatori dell’ISTANZA attendono ora le risposte di RFI, del MASE e del Commissario e sono pronti a controbatterle.

Il testo dell’Istanza inviato il 6 marzo 2026 da Pro Natura, Comitati No Tav di Avigliana, Rivoli, Rivalta e PresidioEuropa.

ISTANZA A:

- RFI – Rete Ferroviaria Italiana S.p.A.

- MASE Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica   

- Commissario Straordinario Mauceri

I sottoscritti:

Pro Natura Piemonte

Comitato No Tav Avigliana

Comitato No Tav Rivoli

Comitato No Tav Rivalta di Torino

PresidioEuropa No Tav

Premessa 

Richiamano l’art. 6.4 della Convenzione di Århus (ratificata con Legge 16 marzo 2001, n. 108) e il diritto del pubblico a partecipare in una fase iniziale del progetto quando tutte le alternative sono ancora praticabili e tale partecipazione può avere un’influenza effettiva sulla decisione finale di realizzare o di non realizzare il progetto in oggetto.

Espongono, nella seguente sintesi non esaustiva che ci riserviamo di integrare, critiche ambientali, trasportistiche e di mancanza di partecipazione democratica al progetto Nuova Linea Ferroviaria Avigliana Orbassano (CUP J11H03000030008) che portano a definire razionale solo l’OPZIONE ZERO, ossia l’utilizzo della LINEA ESISTENTE.

RFI ha depositato ai primi di dicembre 2025 il progetto definitivo della nuova ferrovia da Avigliana a Orbassano, tratta nazionale della nuova linea Torino-Lione. Il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica ha aperto la procedura di valutazione di impatto ambientale ai primi di febbraio 2026.

I sottoscritti firmatari di questa istanza hanno studiato in modo approfondito la documentazione progettuale presentata dal proponente, valutato egualmente il modus operandi per la realizzazione del progetto, e esprimono le seguenti considerazioni.

Per quanto riguarda la documentazione

Il progetto è superficiale nelle descrizioni dei cantieri, del movimento terra, della viabilità interferita, degli impatti generati dai vari lavori su tutte le componenti ambientali. Il progetto è anche carente di approfondimenti di sezioni importanti ai fini di una valutazione corretta, alcune cartelle non sono disponibili o ne è stata trascurata la pubblicazione, molti documenti riportano errori rilevanti o rimandi ad altri elaborati o tabelle in realtà inesistenti o irraggiungibili.

Il progetto non risponde a decine di prescrizioni vincolanti espresse oltre dieci anni fa dalla Regione Piemonte e dalla Commissione nazionale VIA, prescrizioni alle quali erano stati subordinati il parere favorevole sul progetto preliminare e l’intesa regionale sulla localizzazione. Tra queste, le più cautelative e importanti erano la valutazione di impatto sanitario e gli studi sulla circolazione delle acque superficiali e delle falde sotterranee, del tutto assenti nel progetto definitivo appena depositato.

Per quanto riguarda gli impatti 

Tutto ciò premesso, la preoccupazione che sentiamo di dover esprimere riguarda gli impatti causati dalla costruzione di quest’opera, impatti estesi e irreversibili. In estrema sintesi e rinviando le critiche di dettaglio alle osservazioni prodotte dalle amministrazioni locali, il progetto prevede l’occupazione di suolo agricolo per quasi 700 mila metri quadri, e di altri 400 mila metri quadri come occupazione temporanea o utilizzo di aree già espropriate. Tale valore è particolarmente rilevante alla luce del rapporto presentato pochi mesi fa da Ispra sul consumo di suolo in Italia, pari nel 2024 a circa 83,7 chilometri quadrati, il che significherebbe che la Avigliana-Orbassano da sola equivarrebbe al 1,3% dell’intero suolo cementificato in Italia in un anno.

Ne deriva una grave frammentazione di habitat agricoli e in parte seminaturali, e l’aggravio di costi e tempi per le aziende che ancora svolgono un importante ruolo di presidio e di cura della terra.

Il progetto non descrive e anzi trascura gli impatti potenzialmente provocati alle falde sotterranee, in particolare durante lo scavo della galleria dentro la collina morenica, e inoltre non quantifica il fabbisogno idrico dei tanti cantieri operativi sul territorio, fabbisogno che si può stimare in alcuni milioni di litri di acqua. Il progetto non descrive nel dettaglio la quantità di camion che dovranno essere impiegati per il trasporto delle tonnellate/mc di materiale proveniente sia dagli scavi sia dai siti di produzione, alcuni dei quali distanti diversi chilometri dai cantieri di destinazione.

Per quanto riguarda le valutazioni ambientali e sociali

Di conseguenza non è possibile esprimere alcuna valutazione ambientale seria e rispettosa delle norme, perché non sono quantificabili le emissioni prodotte dalle lavorazioni interne ai cantieri, dai viaggi dei camion, dal traffico indotto e prevedibilmente spesso fermo col motore acceso nelle molte rotatorie impegnate o incroci con la già congestionata viabilità locale.

Occorre ricordare che l’area interessata da questa nuova infrastruttura coinvolge migliaia di cittadini e centinaia di operatori e pazienti di due importanti ospedali pubblici a Rivoli e Orbassano, ai quali non è dedicato alcun approfondimento o prudenza da parte dei proponenti.

A valle di tutte queste considerazioni, bisogna sottolineare che gli impatti provocati dalla cantierizzazione di un’opera di questo tipo potrebbero, in teoria, essere tollerabili, ma soltanto alla luce di un futuro guadagno ambientale rilevante e duraturo che ne possa giustificare i disagi e i dissesti temporanei. In questo caso ci troviamo davanti invece a disastri e impatti ambientali che non potranno mai essere ripagati, nemmeno in futuri lontani, dall’utilizzo della nuova ferrovia.

Questo perché il modello di esercizio ferroviario che sta alla base dei presupposti per la realizzazione della nuova tratta ferroviaria, è già stato superato nei fatti dai contratti in essere tra la regione e la stessa RFI, come si evince chiaramente non solo dagli appalti in vigore per i prossimi anni, ma anche dalla conseguente assenza di investimenti in nuovi treni e personale viaggiante, e dall’assenza di qualsiasi previsione nei bilanci pubblici di una tale prospettiva.

Occorre anche ricordare che già oggi la tratta Torino – Avigliana è una delle meglio servite dell’intero sistema ferroviario regionale, che pure presenta notevoli criticità diffuse in ogni provincia, con treni passeggeri ogni mezz’ora.

Per quanto riguarda le alternative di trasporto

Infine come più volte ricordato dalle associazioni, dagli amministratori locali e da migliaia di pendolari, la vera necessità di questo territorio è la realizzazione di una seria e compiuta linea di metropolitana di Torino per la quale i soldi non vengono mai impiegati preferendo sprecarli in infrastrutture ormai vecchie e presuntuose il cui costo, a preventivo, è di oltre 3 miliardi di euro.

Per quanto riguarda l’assenza di partecipazione democratica

I soggetti promotori del progetto hanno nei fatti escluso ogni riferimento ai diritti di partecipazione enunciati dalla Convenzione di Århus, ratificata con Legge 16 marzo 2001, n. 108 sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali.

Richiedono

Formalmente, per quanto precede, nel rispetto del diritto dei cittadini ai sensi della Legge 16 marzo 2001, n. 108, l’indizione a partecipare al processo decisionale del progetto ferroviario Avigliana – Orbassano nell’attuale fase iniziale quando tutte le alternative sono ancora praticabili e tale partecipazione può avere un’influenza effettiva sulla decisione finale di realizzare o di non realizzare tale progetto.