… contrastare il riscaldamento globale e affermare la giustizia climatica  …


Il Club di Roma affermò nel 1972 con il Rapporto I limiti della Crescita che “È probabile che le risorse interconnesse della Terra – il sistema naturale globale in cui tutti viviamo – non possano sostenere gli attuali tassi di crescita economica e demografica ben oltre l’anno 2100, ammesso che si arrivi a quel punto, nemmeno con tecnologie avanzate. Senza uno sforzo congiunto a livello mondiale, l’esito non potrà che essere un disastro.” [1]

Questa premessa è forse utile perché ricorda che l’allerta di un ”disastro” è stata data oltre mezzo secolo fa e ciò rappresenta di per sé un’aggravante a carico delle responsabilità dei partigiani della Crescita infinita.

Possiamo affermare che, per la loro dimensione e diffusione globale, le Grandi Opere infrastrutturali partecipino orgogliosamente al processo dell’infinita crescita voluta dalle politiche economiche degli ultimi due secoli[2], promosse da soggetti forse affetti dalla Sindrome di Hybris[3], che oggi presenta tragicamente il conto con un progressivo riscaldamento dell’atmosfera dagli effetti climatologici e sociali sempre più devastanti.

La responsabilità dei Promotori e dei Realizzatori delle Grandi Opere dei danni all’ambiente era stata indicata dal TPP con la Sentenza del 2015, che ha tuttavia un valore solo morale.

Il progetto Torino-Lione fornirebbe (fornisce già) un contributo al riscaldamento globale e alla qualità dell’aria del quale vorremmo chiedere il riconoscimento da un tribunale.

L’opposizione contro la Torino-Lione ha attivato molte iniziative per fermare questa Grande Opera, potrebbe essere auspicabile adottarne altre di carattere giuridico? [4]

Proponiamo per una valutazione giuridica, e quindi per la discussione allargata, tre casi per possibili Azioni Legali Collettive: TPP/ILVA, KlimaSeniorinnen e Arendt.[5]

Si potrebbe coosì attivare in questo modo un’accresciuta mobilitazione alla resistenza alle Grandi Opere e ad un’indispensabile conversione di massa contro la crescita infinita.

1. Il caso TPP / ILVA

Nella Sentenza del 2015 del TPP è descritta la natura delle Grandi Opere, con particolare riguardo alla Torino-Lione, e il contributo della loro realizzazione al cambiamento climatico, al depauperamento delle acque, alla distrazione (distruzione) di enormi risorse pubbliche e ha indicato delle responsabilità senza tuttavia poter perseguire in sede penale o civile i responsabili.

Nella Sentenza è scritto che:

-    vi sono state violazioni ai diritti fondamentali di persone e popoli,

-    queste violazioni si sono realizzate tanto per commissione che per omissione,

-    la responsabilità di queste violazioni deve essere attribuita in primo luogo ai governi italiani che si sono succeduti negli ultimi due decenni, alle autorità pubbliche responsabili della assunzione delle decisioni e delle misure che sono state sopra denunciate, ai promotori del progetto e all’impresa responsabile della sua esecuzione TELT (Tunnel Euralpin Lion Turin) …. e che la responsabilità di queste violazioni deve essere attribuita anche all’Unione europea.

-    Il TPP raccomanda ai movimenti sociali, alle associazioni e ai comitati di sperimentare ogni legittimo strumento per costringere gli Stati in caso di inadempimento degli obblighi suddetti, in particolare il ricorso al Comitato sull’adempimento della Convenzione di Aarhus.

Il TPP ha anche fatto molte importanti raccomandazioni all’Italia, alla Francia, all’Unione europea e agli stessi oppositori.

Anche alla luce del caso “ILVA”, nel quale il Tribunale di Milano, riconoscendo[6] la priorità alla salute contro gli interessi economici, ha ordinato con decreto del 26 febbraio 2026[7] la sospensione dell’attività dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto, si potrebbe per analogia chiedere alla CEDU la fermata dei cantieri della Torino-Lione?

2. Il caso svizzero

L’associazione svizzera delle “KlimaSeniorinnen - Anziane per il clima” fondata nel 2016, stanche dell’immobilismo del loro Paese sul cambiamento climatico, ha citato la Confederazione Svizzera tramite la Corte europea dei diritti dell’uomo – CEDU, per ottenere il riconoscimento di un diritto collettivo a difesa della protezione dal riscaldamento globale.

Il 9 aprile 2024[8] la CEDU ha dato ragione alle ricorrenti, e questa sentenza è destinata a fare scuola: secondo i giudici di Strasburgo, la Svizzera non sta facendo abbastanza per proteggere le persone dagli effetti del cambiamento climatico. Per la prima volta una corte internazionale ha riconosciuto in modo così netto che la protezione dagli effetti potenzialmente letali del cambiamento climatico è un diritto umano.

Un documentario[9] racconta le azioni di un gruppo di queste donne anziane svizzere che hanno citato in giudizio il proprio paese per inazione climatica di fronte alle ondate di calore.

Al momento non è tuttavia ancora chiaro se e in che misura la giurisprudenza della CEDU influirà sulla prassi dei tribunali federali.

Si potrebbe imitare questa iniziativa?

3. Il caso Arendt, la responsabilità dei funzionari

Questo caso potrebbe essere impiegato per tutte le Grandi Opere e non solo.

Tra gli argomenti delle opposizioni alle Grandi Opere non è mai stato dato spazio al riconoscimento delle responsabilità dei funzionari (“grigi burocrati”, avrebbe scritto Hannah Arendt) che a vario livello, impegno e noncurante disinvoltura realizzano la decisione politica di fare una Grande Opera”, come se tale decisione politica contenesse un ego te absolvo da ogni responsabilità[10] dei danni generati da tale opera, al pari dei militari in guerra.

Cito, a questo proposito, l’affermazione dl Mario Virano (che fu presidente dell’Osservatorio Torino-Lione, commissario straordinario del Governo per l’opera e infine direttore generale di TELT) da lui proferita il 17 dicembre 2015: da buon soldato ho obbedito agli ordini.[11]

Si potrebbe chiedere ad un tribunale di esprimersi sulla responsabilità di questi soggetti elencate dal TTP?


[1] The Limits to Growth – The earth’s interlocking resources – the global system of nature in which we all live – probably cannot support present rates of economic and population growth much beyond the year 2100, if that long, even with advanced technology. … Short of a world effort, the outcome can only be a disaster”. https://www.clubofrome.org/publication/the-limits-to-growth/, tradotto in italiano con il fuorviante titolo Rapporto sui limiti dello sviluppo (invece di crescita).

[2] Il Canale di Suez fu costruito tra il 1859 e il 1869

[4] Ricorsi alla Corte dei conti non hanno avuto seguito, ma non ne conosco i dettagli.

[5] Segnalo questo Dossier https://www.rigeneriamoterritorio.it/climate-change-litigation-cause-legali-italia/

[6] Salvo un ribaltamento della situazione da parte della Cassazione che deve esprimersi entro il 25 ottobre.